Non siamo un turismo di serie B - Il camper al tempo del Covid

2 parte inchiesta su PlenAir - intervista a Monica Saielli

Seconda parte di un’inchiesta dedicata all’intera filiera del camper. Nel mese di febbraio si è data voce a rivenditori e costruttori; ora invece si vedrà in quale modo le strutture ricettive all’aria aperta e le associazioni di campeggiatori hanno affrontato la pandemia, insieme alle loro ricette e aspettative per il post-coronavirus.

 

PREFAZIONE

"Mentre chiudiamo queste pagine è stato da poco annunciato il ritorno, con il governo Draghi, del Ministero del Turismo assegnato a Massimo Garavaglia. In tempi recenti il dicastero era stato accorpato al Ministero delle Politiche Agricole guidato da Gian Marco Centinaio durante il primo governo Conte, e a quello dei Beni Culturali con il ministro Dario Franceschini nel secondo. Ora invece sarà autonomo e dotato di portafoglio: un evento particolarmente significativo per un comparto che, insieme alla sua filiera, rappresenta il 13% del PIL italiano; anche alla luce della disponibilità di risorse in arrivo con il Recovery plan (la bozza stilata a gennaio prevede otto miliardi da destinare a turismo e cultura).

Il nostro auspicio è che il nuovo ministero metta in primo piano le istanze di uno sviluppo responsabile, monitorando con estrema attenzione quegli eccessi ipertrofici legati al cosiddetto turismo di massa che nulla hanno a che vedere con il benessere dei luoghi e dei loro occupanti.

Auspichiamo al tempo stesso che venga rivolta un’adeguata attenzione al comparto del turismo itinerante inteso come modello sostenibile di fruizione dei territori. Questa premessa è doverosa nell’introdurre la seconda parte dell’inchiesta dedicata all’impatto dell’emergenza sanitaria sull’intera filiera della vacanza all’aria aperta. Dopo avere sentito i rappresentanti dei costruttori e dei rivenditori (si veda il numero di febbraio) vediamo qual è il feedback delle strutture ricettive e di alcune fra le maggiori associazioni dei camperisti. Fra perplessità, timori e aspettative per la ripartenza".

 

NON SIAMO UN TURISMO DI SERIE B

Agguerrita presidentessa di Assocamping Confesercenti, Monica Saielli non ha dubbi: il turismo all’aria aperta non è solo un modo di fare vacanza ma soprattutto una filosofia di vita improntata alla libertà, scoperta del territorio e rispetto dell’ambiente che si coniuga perfettamente con la ricchezza del nostro paese rendendo ogni vacanza un’esperienza unica.

Come hanno affrontato le strutture ricettive all’aria aperta questo lungo periodo dominato dal Coronavirus?

«Libertà, spazio e sicurezza sono caratteristiche intrinseche all’offerta turistica all’aria aperta. Gli ampi spazi all’aperto, con le opportune implementazioni organizzative e la formazione specifica degli addetti, consentono di gestire un campeggio o un villaggio turistico facendo rispettare le misure di distanziamento e realizzando l’equilibrio necessario per garantire l’erogazione del servizio in condizioni di sicurezza e sostenibilità.

Il CoViD-19 non ha snaturato l’essenza delle strutture open air, anzi ne ha evidenziato gli aspetti caratterizzanti: piena e autentica libertà di movimento a contatto con la natura e l’ambiente circostante».

 

Quale l’impatto della nuova ondata sui (pochi) campeggi aperti tutto l’anno e soprattutto su quelli che prevedono un’apertura invernale?

«Direi devastante. La chiusura degli impianti di risalita, la pressoché impossibilità di uscire dalla propria regione e quindi l’azzeramento di qualsivoglia flusso turistico hanno costretto svariate strutture alla chiusura».

 

Un commento in merito alle politiche intraprese dal Governo nei confronti del comparto del turismo in generale, e di quello open air in particolare.

«Ritengo che quanto venga fatto per il turismo non sia affatto sufficiente. Il CoViD-19 ha letteralmente affossato il comparto e non vengono assunti provvedimenti tali da sostenere significativamente le imprese, nella quotidianità e tantomeno nel futuro. Basti pensare al Recovery Plan che al turismo, e insieme alla cultura, destina solo otto miliardi di euro (e in origine erano tre).

Sono risorse modeste se consideriamo che il turismo rappresenta il 13% del PIL. Il turismo è una risorsa primaria per l’economia nazionale e non riservargli l’attenzione che merita rappresenta un gravissimo errore. In questo quadro il turismo open air viene spesso percepito da chi ci governa come una tipologia di serie B. Spesso ci si scontra con una mancanza di conoscenza da parte delle istituzioni che ignorano il nostro mondo e le sue caratteristiche.

I campeggi e i villaggi turistici hanno investito tantissimo negli ultimi anni ampliando la gamma dei servizi offerti e portandoli a livelli qualitativi molto elevati. Contestualmente anche l’offerta si è molto arricchita e differenziata.

Il campeggio non è più solo tenda, roulotte o camper ma anche confortevoli case mobili o lussuose tende safari.

È doveroso che quanto si riconosce ad altre tipologie ricettive venga assicurato anche alle strutture all’aria aperta, che rappresentano la vacanza green per eccellenza, per garantire a tutti un’eguale possibilità di ripresa».

 

Stralcio da SistemaPlenair,it