Intervista a Monica Saielli - Stagione difficile ma agosto è andato bene. Zero stranieri, qualcuno arriva adesso

La titolare del camping Adria: «Ad aprile e maggio non abbiamo lavorato, a luglio -35% Per settembre restiamo fiduciosi. Scelti dai clienti anche per la sicurezza anti-Covid»

 

Campeggi e villaggi turistici: qual è il primo bilancio in un'estate come minimo complicata? Lo spiega Monica Saielli, 49 anni, da cinque presidente nazionale di Assocamping Confesercenti , nonché proprietaria del Camping Adria di Piccione.

 

Saielli, com'è andata la stagione?

«Abbiamo aperto con tutte le difficoltà del caso il 4 giugno, anziché il primo aprile, come avveniva abitualmente per la nostra struttura. La Pasqua, che costituiva è ovviamente saltata per tutti. Quanto ai bilanci, in luglio il calo dei villeggianti si assesta intorno al 30-35%, rispetto al 2019. L'andamento di agosto è invece simili allo stesso mese dell'anno precedente».

 

Quali sono le previsioni e le aspettative per settembre?

«Vogliamo essere fiduciosi, anche se è presto per avanzare ipotesi. Chiuderemo comunque il 5 ottobre, prolungando di una settimana la stagione rispetto al solito. Ma si tratta di una decisione presa ben prima del manifestarsi della pandemia». Quest'anno a prevalere sono le presenze di turisti stranieri o di 1taliani? «Di solito gli stranieri costituivano il 30% degli ospiti complessivi, quest'anno invece sono stati pressoché assenti. Solo adesso cominciano a arrivare. Si tratta per lo più di tedeschi, svizzeri, austriaci. Ma non mancano turisti dai Paesi Bassi».

 

In generale sono clienti storici o nuovi?

«In molti casi si tratta di clienti che vengono qui da anni. Anche se Piccione, nonostante quest'anno senza precedenti, mantenga un certo appeal e continui a incuriosire e attirare visitatori ad ampio raggio». Riguardo ai vacanzieri italiani: per lo più da quali regioni arrivano? «Soprattutto Lombardia, Veneto e Umbria».

 

Si tratta in prevalenza di nuclei familiari o di giovani?

«Ci hanno scelto molte famiglie, che in fondo costituiscono il nostro mercato di riferimento, ma quest'estate sono arrivati anche tanti millenni ab, veri e propri equipaggi composti solo da giovani slegati dai genitori…

 

Perché molti hanno deciso di cambiare abitudini, trascorrendo le ferie in campeggio? Da cosa sono stati rassicurati?

«Il valore aggiunto è si tratta di strutture ricettive all'aria aperta che, tra l'altro, si sviluppano su aree molto ampie e i volumi chiusi sono limitati. Per questo dopo il lockdown da Covid, tanti si sono interessati per la prima volta al campeggio e hanno deciso di passare ferie differenti. Di pari passo, sempre quest'anno, è cresciuto in modo significativo il numero di camper noleggiati o addirittura acquistati».

 

Quanto si sono dimostrati rispettosi dei vincoli anti Covid i vari ospiti?

«Abbiamo riaperto quando le norme erano state già assimilate, quindi non ci sono stati particolari problemi. Noi abbiamo tappezzato il campeggio di cartelloni che ribadiscono e spiegano le norme: dal distanziamento, all'uso della mascherina (ad esempio negli ambienti chiusi come i bar, i supermercati e l'uffìcio-cassa), fìno al galateo respiratorio e all'uso del gel disinfettante. Inoltre, disponiamo di un impianto di filodiffusione che ripete due volte al giorno le regole da seguire. Abbiamo fatto un investimento di una cena portata, pensando a tutto, anche a differenziare l'ingresso e l'uscita nei servizi igienici».

 

Dal 2017 il campeggio Adria è di sua proprietà: sono partite le modifiche che intendeva attuare?

«Aspettiamo la stipula dell'accordo operativo, per rendere più competitiva la nostra struttura, cosa certo essenziale dopo due mesi di chiusura».

 

Quale l'umore dei suoi colleghi?

«La ripartenza è stata faticosa per tutti e all'inizio le preoccupazioni erano tante, ma ora c'è maggiore speranza. Restano tuttavia delle incognite per il futuro, inutile negarlo. Speriamo che sia disponibile al più presto un vaccino».

 

Gli aiuti ricevuti dal governo sono stati sufficienti?

«Potevano essere maggiori. Io ricopro anche un ruolo sindacale e so bene che il settore del turismo ha sofferto parecchio. Quel che è stato fatto non è sufficiente per il nostro comparto. Il contributo a fondo perduto è stato dato solo per il mese di aprile, ma noi siamo rimasti chiusi anche a maggio. E per giugno le perdite sono almeno del 50%. Ci vorrebbero meno burocrazia e più finanziamenti agevolati, se vogliamo esser più competitivi anche rispetto ai concorrenti stranieri. E bisognerebbe ridurre i tributi locali, soprattutto la tassa rifiuti».

 

Cosa andrebbe messo in campo per valorizzare il comparto dei camping?

«Sarebbe opportuno che fosse data maggior importanza al turismo a livello nazionale. E, visto che in termini di numeri siamo la seconda tipologia ricettiva, sarebbe giusto che valorizzandoci ci venisse dato il giusto peso».

 

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